Il peer-to-peer : Problemi legali

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Indice

Stato=Libero

Come funziona il peer to peer? [Simone Compagnone]

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Il Peer  to Peer, per intenderci il sistema utilizzato da Napster,

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e' prima di tutto uno strumento di distribuzione di files.

Sotto il profilo tecnico quando ci colleghiamo ad un Sito Internet il nostro computer, client, si collega ad un sito, server, che attende di essere chiamato.

Con i software della categoria P2P non e' il server a diffondere i dati, ma gli utenti direttamente tra di loro.

Il problema nel P2P come nel web e' “trovarsi” ; nel web il problema tecnico e' stato risolto attraverso i domini: digitando il dominio si accede al sito, tramite un altro server che cambia il nome a dominio nell'indirizzo internet ip del sito web.

Nel web vi sono standard a cui tutti aderiscono.

Nel P2P ogni produttore del software ha creato il proprio standard, proponendo successivamente uno standard da condividere con chi lo desideri.

Così, il produttore di Napster ha realizzato il software in modo che si colleghi ad un server messo a disposizione da Napster che contiene non solo l'elenco delle canzoni che ogni utente mette a disposizione, ma anche l'elenco degli utenti che in quel momento stanno usando il computer.

Per questo non c'e' bisogno di appositi motori di ricerca, perché chi predispone il servizio ha già realizzato, nel proprio software, le funzionalità più diffuse.

Quindi: installo sul mio PC il software che si collega ad un server che mi dice chi c'è online. Ogni altra operazione avviene direttamente tra gli altri utenti che in quel momento stanno usando il programma, senza coinvolgere il server se non per cercare.


L’illegalità, la pirateria e il problema culturale [Simone Compagnone]

I motivi che portano a considerare il peer to peer illegale sono la violazione del copyright e del diritto di autore.

Di questi due elementi si hanno due accezioni diverse:



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In passato una delle principali causali che impediva la divulgazione di un’opera d’arte in generale era rappresentata dal limite geografico. Superata la barriera degli ostacoli fisici legati alla distanza per mezzo dell’avvento dell’Information Technology e quindi della nascita del World Wide Web (WWW), che permetteva di divulgare opere (file) immateriali, nasce un ulteriore problema: si vuole vietare la divulgazione e quindi proibire la trasmissione di filea meno che non venga fatta per via legale.

In questo modo viene “ingabbiato” qualcosa che è sempre stata un’opera immateriale. Per evitare questa sorta di “stasi”, nasce il concetto di intermediazione e di conseguenza la relazione tra copyright (soldi che si pagano ad un’ industria per il diritto di copia) e diritto d’autore (diritto economico sull’opera dell’ingegno).

Così facendo si crea un modello di trasmissione legale e l’intermediario guadagna su ciò che trasmette; si parte da circa 2,5% che è la quota che viene data generalmente all’autore di un brano musicale, anche se in precedenza , con il vinile,

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si avevano percentuali più alte. Tuttavia il costo al pubblico non è mai diminuito.

Un altro elemento che gestisce e ostacola la divulgazione sono le CURVE.  In qualsiasi periodo storico, il supporto tecnologico dotato di maggior successo, possiede un andamento ciclico. Inizialmente c’è una situazione base, di novità, segue l’impennata, poi si presenta la fase di RELEASE che dura in diverso modo ed è l’unica variabile presente in questo ciclo e infine troviamo la fase DOWN, ossia stato discendente della curva. Attualmente noi siamo nella fase discendente del supporto CD.

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Il comitato antipirateria doveva suggerire delle linee guida da applicare alla legge che avrebbe regolato il mondo digitale.

Due proposte di legge legate ai concetti di pedopornografia, sono state avanzate dai parlamentari  Carlucci (proposta di legge Carlucci) e Masi, senza però in esse il minimo accenno al problema della immaterialità dei file.

Tra il 2006 e il 2008 psi è registrata una perdita sulla rete di circa 46.700.000 euro; i ¾ della navigazione in rete è costituito dallo “scaricare”.

Tuttavia il mercato però non è in crisi a causa della pirateria; ciò che provoca la crisi è un PROBLEMA CULTURALE che porta a non vedere la differenza tra ciò che si compra (CD) e ciò che si scarica. La pirateria, lo “scaricare da internet” non è considerato un gesto illegale per “molti di noi”, poiché, essendo nati in un’epoca di quasi completa digitalizzazione informatica, reputiamo scaricare un’azione assolutamente naturale e legale.


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Tuttavia è difficile creare delle soluzioni adeguate poiché è del tutto impossibile prevedere quale sarà il futuro comportamento dei nativi digitali.

Nonostante ciò ci sono state alcune alternative interessanti che hanno fatto vedere possibili vie di uscita: per esempio con Steve Jobs e la nascita del mondo ITUNES dove è permesso scaricare legalmente brani musicali a un costo bassissimo (0,99 cent per un brano) e compilation, che possono arrivare a costare 9,20 cent in confronto ai 25 euro circa per un cd in un negozio di musica.

Libertà di condividere e trasmissione via radio [Simone Compagnone]

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Ogni produttore di software peer to peer dichiara, nelle licenze, che non è responsabile dell'uso del software. E' noto che questo software permette la diffusione di cultura e arti, ma anche e soprattutto di pirateria musicale, oltre che di contenuti pornografici e pedofili.

Il P2P non distingue i contenuti (se non di recente per semplificare la ricerca): ogni file può essere distribuito. Avendo a disposizione una connessione a larga banda si può copiare un DVD in solo un'ora. Ovviamente questo spaventa tutti gli editori e produttori, come all'epoca spaventarono le prime radio libere.

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Ci si è mai sognati di chiedere la condanna della Telecom per aver permesso la realizzazione di reati tramite telefono ? Certamente no, perché a Telecom e' stato imposto di predisporre strumenti per poter intercettare, a richiesta, quello che viene detto. Così anche per i cellulari, le carte telefoniche.

Ma quando il soggetto interlocutore e' uno solo, o pochi, e' facile.
Il P2P e' diventato uno strumento di distribuzione mondiale che consente realmente l'anonimato, e che spaventa per la possibilità che chiunque possa parlare con altri e scambiare informazioni.

Libertà di parola? No: libertà di condividere beni, materiali o immateriali.
 

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In linea di principio si potrebbe registrare un’ intervista e diffonderla via P2P: sarebbe essa soggetta al regime della comunicazione, o meglio, della pubblicazione, in quanto comunicazione rivolta ad un numero indeterminato di soggetti.
Si tratta, più di frequente, di scambio di beni immateriali. Le radio pagano per trasmettere musica. Le radio online stanno per pagare negli Usa, in Italia c'è già una licenza sperimentale della Siae. Con il P2P vi sono archivi infiniti ove trovare qualsiasi cosa.

Ma perché sono state autorizzate a trasmettere le radio consentendo agli utenti di ascoltare gratis musiche, o televisioni a trasmettere film? Perché sono facili da controllare e perché comunque promuovono i prodotti. Con il P2P c'e' un server che elenca chi e' online: su questo server si potrebbe intervenire, ma i P2P permettono la modifica del server, aumentando la difficoltà di individuare una sede in una unica nazione, in modo da gestire il foro che possa sostenere meglio le proprie ragioni.

Nel frattempo gli utenti scambiano file e comprano più dischi, così come avvenne per le prime radio libere.

Le case discografiche vogliono proteggere le proprie posizioni. I produttori invece sono più sensibili nel vendere nuove apparecchiature di duplicazione, sempre più sofisticati e potenti. E i consumatori vogliono prodotti sempre più utili e convenienti. E' il progresso, che talmente rapido, rischia di travolgere affermate imprese.

Questo conflitto di interessi, che il diritto e' chiamato a risolvere, e' nuovo. E' nuovo perché mondiale, e nasce sul consenso di milioni di persone nel mondo che accettano di condividere materiale.

Diventa quasi secondario preoccuparsi della tutela del diritto d'autore, se in tutto il mondo si condivide di fatto la conoscenza, senza retribuire direttamente gli autori e i distributori.

Ma e' in questo ultimo punto che si gioca la partita: i consumatori non vogliono pagare per quello che comprano, ma per altro, scavalcando la distribuzione. E la retribuzione avviene, solo talvolta, in un secondo momento: solo se piace, si va a comprare il disco, oppure si va al concerto dal vivo. In ogni caso chi ci rimette sicuramente è la distribuzione. Gli autori vengono solo remunerati in un secondo momento.

Tuttavia, il meccanismo di remunerazione attualmente prevede la retribuzione anche degli intermediari: ecco la crisi economica del sistema di distribuzione dei beni immateriali.

Può l'interprete affermare un principio in assenza di legge ? Non vi è lacuna per il nostro ordinamento. Tuttavia il compito e' certamente arduo, perché il diritto segue la storia, e quando si trova a fare la storia si rischiano forzature e ingiustizie.

Napster chiude per debiti (processuali). Le case discografiche escono sconfitte perché sono nati decine di software simili non controllabili, e si stanno producendo nuovi strumenti per ascoltare la musica, compatibili mp3.

E' il progresso: si porterà numerose sconfitte. Agli interpreti il compito, veramente difficile, di tutelare gli interessi in giuoco.
Qualcuno scomparirà dal mercato. E non sono scelte facili.


Problemi Legali [Marco Carisio]

Migliaia di utilizzatori di sistemi P2P sono stati denunciati dall’industria musicale e cinematografica e molti di loro hanno pagato consistenti multe. Mentre non esiste alcun rischio nel distribuire contenuti propri, la quasi totalità della musica e dei film presenti nelle reti di file sharing è protetta dal diritto d’autore e, di conseguenza, chi la mette a disposizione incorre nella possibilità di gravi conseguenze legali.
I tipi di file maggiormente condivisi in questa rete sono gli mp3, o file musicali, e i DivX i file contenenti i film. Questo ha portato molti, soprattutto le compagnie discografiche e i media, ad affermare che queste reti sarebbero potute diventare una minaccia contro i loro interessi e il loro modello industriale. Di conseguenza il peer-to-peer divenne il bersaglio legale delle organizzazioni che riuniscono queste aziende, come la RIAA e la MPAA.

La manifestazione più estrema di questi sforzi risale al gennaio 2003, quando venne introdotto negli U.S.A. un disegno di legge nel quale si garantivano, al detentore del copyright, i diritti legali per fermare i computer che distribuivano materiale tutelato dai diritti d'autore. Il disegno di legge venne respinto da una commissione governativa Statunitense nel 2002, ma venne riproposto nella sessione del 2003.

Risale, invece, al 2004 la "Legge Urbani" nella quale viene sancita la possibilità di incorrere in sanzioni penali anche per chi fa esclusivamente uso personale di file protetti.

In particolare chi condivide grandi quantità di file non autorizzati rischia una denuncia e rischia di dover pagare i danni ai legittimi titolari dei diritti. Le persone che hanno pagato compensi per questo tipo di attività illecita, hanno dovuto versare ai titolari dei diritti cifre pari a svariate migliaia di euro.

È bene precisare che in Italia chiunque effettua il download di un'opera protetta dal diritto d'autore e la mette in condivisione commette un illecito penale (è l'art. 171, lett. a-bis, lda). La norma punisce chiunque lo fa "senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma". La pena è una multa da 51 a 2.065 euro, ma è possibile evitare il processo penale pagando la metà del massimo previsto (quindi circa mille euro) e le spese del procedimento.


Il file-sharing è illegale? [Oscar Bertone Giordano]

Jesse Hirsh su CBC News


SOPA [Melania Mauri]

Lo Stop Online Piracy Act (SOPA) è un disegno di legge presentato nell'ottobre 2011 dal deputato repubblicano Lamar Smith; la legge, qualora venisse approvata, permetterebbe ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti; al momento la legge è in discussione presso la commissione giustizia del Congresso degli Stati Uniti d'America. La legge permetterebbe inoltre al Dipartimento di Giustizia e ai titolari di copyright di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d'autore. A seconda del richiedente, le sanzioni potrebbero includere il divieto ai network pubblicitari o ai siti di gestione dei pagamenti (come, ad esempio, Paypal) d'intrattenere rapporti d'affari con il sito accusato delle infrazioni, il divieto ai motori di ricerca di mantenere attivi link verso il sito in questione e la richiesta agli Internet Service Provider di bloccare l'accesso al sito web. La legge, qualora approvata, renderebbe lo streaming di contenuti vincolati da copyright un reato. Il 18 gennaio migliaia di siti, tra cui Wikipedia, si sono auto-oscurati per protestare contro il disegno di legge.
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Ultimi aggiornamenti

Stando a quanto riportato da numerosi giornali, Lamar Smith avrebbe deciso, in seguito alle proteste del 18 gennaio, di rimandare a data da destinarsi la votazione sul SOPA.

Bibliografia [Marco Carisio]

http://www.fimi.it/pdf/scaricare_in_sicurezza.pdf

http://it.wikipedia.org/wiki/Peer-to-peer

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Svizzera, il paradiso del P2P: sono legali i download pirata [Mariana Conte]

Scaricare musica e film pirata, vederli su siti di streaming non autorizzati dai diritti d'autore: proibito in Italia, ma tutto legale in Svizzera. L'ha deciso nei giorni scorsi il Consiglio federale elvetico 1. Una presa di posizione maturata dopo i risultati di uno studio indipendente, commissionato dallo stesso consiglio, secondo il quale non è vero che la pirateria danneggia il patrimonio culturale nazionale. Va detto che ben il 30 per cento degli svizzeri sopra i 15 anni scarica file pirata.

La decisione è in realtà una conferma delle norme applicate finora: il governo comunica quindi che non inasprirà la tutela del diritto d'autore continuando così la sua tradizione permissiva, un atteggiamento che sta facendo infuriare l'industria del copyright. È notevole che abbia deciso di proseguire su questa strada, nonostante molti altri Paesi europei- compresa l'Italia- stiano invece adottando strumenti più severi di repressione. Ed è interessante che la motivazione del governo elvetico sia proprio la tesi più osteggiata dall'industria: quella secondo cui in fondo il download pirata non è un male; e sta all'industria- secondo il governo Svizzero- "adeguarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori". "Questo è il prezzo che paghiamo per il progresso. I vincitori saranno quelli che saranno capaci di usare le nuove tecnologie a proprio vantaggio e i perdenti quelli che perderanno il treno dello sviluppo e continuare a seguire i vecchi modelli di business".

È illegale invece, anche in Svizzera, condividere file pirata. Anche in questo però le norme elvetiche sono eccezionalmente permissive: nel 2008, il governo le ha riviste a favore degli utenti e ora colpisce solo coloro che condividono molti file audio-video pirata. In altre parole, in Svizzera è legale usare software peer to peer se si condividono pochissimi file; oppure scaricare musica e film dai cyberlockers (siti come Rapidshare, Megaupload) o vederli in streaming. Illegale invece sia il download sia la condivisione di software (inclusi i videogame).

Anche in Italia c'è una differenza tra scaricare e condividere file pirata, anche se entrambe le attività sono illecite. Nel primo caso si rischia solo una multa fino 1.032 euro (ben poca cosa rispetto alle sanzioni milionarie che ci sono negli Usa). Nel secondo, si arriva a 2.065 euro e c'è persino il carcere se viene provato lo scopo di lucro (per esempio i gestori di siti che fanno attività pirata e hanno pubblicità).

"La decisione Svizzera non mi sorprende", commenta Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana). "E' il Paese che ha conservato i tesori dei più grandi criminali della storia da Bokassa a Bin Laden e ha opposto per anni il segreto bancario per proteggere gli evasori fiscali. Oggi tutela i ladri del web. E' innovazione tecnologica anche questa", continua. "La decisione del governo svizzero è un'ottima notizia", commenta da parte sua Fulvio Sarzana, avvocato esperto di copyright e promotore della campagna "Sitononraggiungibile" contro gli eccessi della tutela del diritto d'autore online. "La nostra Autorità garante delle comunicazioni invece non ha fatto alcuna ricerca indipendente prima di procedere una delibera sul copyright online".

È questo il nuovo terreno di battaglia in Italia: Agcom dovrebbe pubblicare la versione definitiva della delibera nelle prossime settimane. È molto attesa, dopo tutte le polemiche che hanno colpito le precedenti bozze 2, accusate di consegnare ad Agcom un potere di repressione troppo grande (al limite della censura). Il timore di alcuni è adesso che Agcom faccia come l'anno scorso, quando ha pubblicato la delibera sul proprio sito il giorno della vigilia di Natale, forse per ridurre la possibilità di contestazioni. Se era questo il fine, le è andata male.

Di sicuro il 2012 sarà l'anno di maggiore tensione sul web, per la revisione del diritto d'autore online. La nuova frontiera è il tentativo dell'industria di cambiare le norme per colpire tutti quei siti che finora non sono stati perseguibili: i cyberlockers, appunto. A questo scopo, sta facendo strada negli Stati Uniti una proposta di legge (Sopa, Stop online piracy act): toglierebbe a molti siti una tutela normativa che finora li ha esonerati da responsabilità. Ma rischia di essere devastante per la libertà e l'innovazione di internet, secondo alcuni big del web, tra cui Google e Facebook. L'altra strategia che si sta affermando è colpire nel portafogli i siti che facilitano il download pirata: facendo pressione su Paypal e sui circuiti di carte di credito per impedire le donazioni degli utenti. Guarda caso, lo stesso tipo di embargo economico che sta strangolando Wikileaks 3.

(Fonte: Repubblica.it)





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