Internet rights & principles : Neutralità della rete

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STATO=Libero

Neutralità della rete

La neutralità della rete (net neutrality) è un paradigma di progettazione di rete che vede i fornitori di rete a banda larga (ISP, Internet Service Provider) arbitri imparziali rispetto al traffico veicolato della rete stessa; essi sono distaccati dalla tipologia di informazioni che vengono inviate sulle loro reti, devono preoccuparsi di rendere efficiente il proprio operato senza attribuire più importanza (e dunque priorità maggiori) ad una certa tipologia di traffico piuttosto che ad un'altra. Il principio è che i pacchetti di dati su Internet devono essere spostati in modo imparziale, senza riguardo al contenuto, destinazione o sorgente. Tale principio implica che una rete di informazioni come Internet sia più efficiente e utile al pubblico quando si è meno concentrati su un pubblico particolare e attenti invece a più utenti.

Modello "a due livelli"

Negli Stati Uniti, ISP di grande importanza come AT & T, Comcast, Time Warner e Verizon, sono alla ricerca di sostegno legislativo per costruire un modello "a due livelli" di servizi Internet. In un modello a due livelli, gli ISP sarebbero in grado di far pagare ai proprietari dei siti web un servizio "premium" che permetterebbe ai loro siti un posizionamento prioritario e una maggiore velocità di download delle loro pagine: un trattamento privilegiato sotto compenso.

Chi si oppone a questa soluzione sostiene che Internet è stato progettato per lavorare in maniera neutra rispetto al traffico dati, ed è diventato quello che è, in qualche misura, grazie a questa neutralità.
I critici del modello a due livelli spesso sostengono la tesi secondo cui i costi supplementari sostenuti per il servizio premium saranno trasmessi al consumatore finale. Essi sottolineano che i piccoli siti indipendenti, come i blog personali potrebbero non essere in grado di competere con i grandi siti delle corporation in un modello di servizio su più livelli.
Essi vedono questo modello a due livelli come un innaturale mutamento della celebre democrazia e meritocrazia della rete: se nel passato siti come Wikipedia o Google hanno potuto emergere grazie alle qualità riconosciute loro dal popolo della rete, in un futuro potrebbero essere i provider al soldo di grossi investitor a dichiarare vincitori e sconfitti.

Contrariamente, i sostenitori del modello a due livelli precisano che un modello di business a più livelli esiste già: i consumatori possono scegliere di utilizzare un più lento servizio dial-up o di pagare un prezzo premium per una maggiore velocità via cavo o DSL. I Provider sostengono che se il suddetto modello si applicasse sia ai proprietari dei siti così come agli utenti, essi sarebbero in grado di offrire più servizi basati su Internet come TV on demand e video a prezzi competitivi. Essi sostengono che la legislazione che tutela la Neutralità della Rete sarebbe una inutile barriera all'innovazione e alla libera impresa.




Net Neutrality.


Minacce alla Neutralità della Rete [Valentina Tosca]

C’è chi pensa che discriminare fra i contenuti sia in realtà un fatto auspicabile, o che rientri quantomeno nel proprio interesse. Sono molte le forze che si oppongono alla neutralità della rete, animate da diverse ragioni.

Secondo Stefano Quintarelli, ex presidente dell'Associazione Italiana Internet Provider (AIIP), la difficoltà nel deliberare intorno alla net neutrality sta nel fatto che lo stesso concetto di “neutralità della rete” è piuttosto vago: in termini tecnici, la net neutrality è il principio secondo cui tutto il traffico della Rete deve essere trattato secondo canoni di uguaglianza; questo implica anche che non possano essere applicati filtri o discrezioni di sorta sui contenuti. C’è poi chi ritiene che la neutralità della rete sia un concetto più ampio, che abbracci anche il diritto alla libertà di espressione e in questa accezione l’apposizione di filtri assumerebbe i connotati della censura.

Motivi economici [Valentina Tosca]

C’è da precisare, innanzitutto, che ad oggi la net neutrality non è rispettata dalla maggior parte degli operatori: questo perché il principio secondo cui i dati viaggiano sulla Rete (la commutazione di pacchetto) non prevedendo corsie preferenziali per alcun tipo di contenuto, finisce col causare una congestione laddove i contenuti sono molti e pesanti da trasportare. Questa congestione per i fruitori di dati a flusso continuo (tutto quello che dipende dal tempo, ad esempio la voce in una conversazione telefonica o un video) si traduce in rallentamenti (un video inietta sulla rete una quantità di dati cento volte superiore a quella della voce).

Ci sono operatori, fornitori di accesso a Internet, che rallentano un tipo di traffico rispetto ad un altro per ottimizzare le prestazioni che l'utente percepisce (perlomeno quelle che loro ritengono rilevanti per l'utente). Un utente che usa la rete solo per guardare il Web o spedire la posta elettronica non necessariamente gradirà che i suoi pacchetti vengano ritardati rispetto a quelli della voce o del video; chi fa telefonia su Internet, viceversa lo potrebbe gradire.
Se l'utente ha la possibilità di scegliere tra diversi fornitori di accesso, può scegliere quello che offre la gestione del traffico che più soddisfa le sue esigenze.

Questo solo in teoria, perché in realtà le offerte di abbonamento non sono differenziate, e solo pochi utenti sono in grado di capire i dettagli della questione. Senza contare poi, che non tutti gli utenti hanno questa possibilità: il digital divide – quantomeno in Italia – è anche causato dalla mancanza di una copertura di Rete totale del Paese.

Le soluzioni alla congestione possono essere due: aumentare la capacità della rete (in un certo senso la sua “viabilità”) o gestire il traffico discriminandone i contenuti. Ovviamente, per avere contenuti che viaggiano su corsie privilegiate, l’utente deve pagare un sovrapprezzo al proprio ISP. Non è difficile immaginare quale strada gli operatori abbiano deciso di intraprendere.

Il primo marzo 2011, Telecom, il primo operatore italiano, ha annunciato che seguirà l’esempio di operatori ADSL quali TeleTu e Wind nel rallentare i servizi che consumano più banda. Aggiunge però che tali limitazioni si avranno solo per alcune centrali congestionate dal traffico, quindi in località e in orari precisi.
Su rete mobile gli operatori arrivano addirittura a decidere tariffe diverse a seconda del tipo di applicazione Internet utilizzata dall'utente e a penalizzare il VoIP. In questo modo l'utente può accedere comunque a tutti i siti e le applicazioni, ma di fatto è scoraggiato a usare il VoIP perché lo pagherebbe molto.

Una volta ammesso il principio che è lecita la discriminazione tariffaria, si possono aprire vari scenari ed è questo che spaventa i sostenitori della neutralità, che la considerano un freno all’innovazione.

La neutralità è stata senza dubbio alla base dello sviluppo della «Rete delle reti», a partire dal World Wide Web che è solo una - la più nota e usata - delle tante applicazioni che vivono su Internet. Il principio è alla base dello sviluppo di nuove e inedite applicazioni, che possono prosperare sfruttando una rete che fa del suo meglio per trasportare il traffico (principio del best effort). Grazie a questo punto fondamentale decine di milioni di utenti hanno potuto scoprire fenomeni come Skype o BitTorrent (uno dei più popolari canali per lo scambio di file in P2P).


Non è facile prendere una posizione [Valentina Tosca]

Il rovescio della medaglia è che la neutralità delle rete, che pure – come precedentemente detto – resta un principio assoluto a cui tendere e non un dato di fatto, frena il decollo di servizi con particolari esigenze di qualità: ad esempio i film in alta definizione, che richiedono una banda particolarmente larga. Da una parte, dunque, può sembrare ragionevole che chi paga certi servizi ottenga una qualità certa e garantita, dall'altra, però, creare un'Internet a due velocità implica quasi sicuramente l' esclusione di tutti gli outsider dal giro delle corporation. Con due reti diverse, probabilmente, Skype non sarebbe mai decollata, Amazon sarebbe stata schiacciata dai colossi librari tradizionali, Wikipedia non sarebbe diventata un sito così popolare, e perfino Google sarebbe stata strozzata nella culla da Microsoft Search.

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Date queste premesse, ha sorpreso molto la dichiarazione del presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà, secondo cui la net neutrality sarebbe di ostacolo alla creazione dell'NGN (Next generation network), cioè delle nuove reti in fibra ottica nelle case:
«E' necessario stabilire un sistema di ritorno economico dell'investimento, sull'NGN, che superi i tabù della neutralità della rete e dell'uguaglianza d'accesso.»

Una proposta del genere si tradurrebbe in un'immediata esclusione dei soggetti più piccoli dalla possibilità di proporre servizi esigenti in termini di risorse: i giganti, che non avrebbero problemi a pagare, potrebbero continuare a promuovere i propri, mentre chi volesse inserirsi nel mercato troverebbe difficile - se non impossibile - riuscire a farlo.

La questione non è di facile soluzione. Per assicurare la neutralità della Rete sono necessari investimenti che un operatore con ricavi sotto pressione è poco incline a fare. Dato che questa situazione è comune per tutti gli operatori, gli unici luoghi dove si avrebbero infrastrutture sufficienti sarebbero le aree geografiche più ricche di potenziali abbonati, dove sarebbero presenti tutti gli operatori con una duplicazione di infrastrutture. Una allocazione inefficiente degli investimenti che in effetti si è verificata.

Ciò potrebbe richiedere una ristrutturazione dell'industria nella direzione di una sola rete a livello di infrastruttura condivisa da tutti gli operatori di accesso; una riforma del mercato alquanto complicata, il cosiddetto "One Network".

Bibliografia e Sitografia

[Valentina Tosca]

Paolo Ottolina, Con due velocità penalizzati gli outsider, Corriere della Sera, 11 agosto 2010

Alessandro Longo, Catricalà: “La net neutrality ostacolo alla rete del futuro", La Repubblica 7 ottobre 2010

Alessandro Longo, Telecom, che stretta al p2p. Stop software 'mangia-banda', La Repubblica, 20 febbraio 2011

Voip, Skype contro Vodafone: "Non può limitare l'accesso", La Repubblica, 7 febbraio 2011


La Commissione Ue vigila sulla neutralità della rete [Mariana Conte]

Entrano nel mirino della Commissione europea tutte quelle pratiche degli operatori che minacciano il diritto degli utenti ad accedere a una internet aperta e neutrale. La Commissione ora le sottopone a un'indagine, che ha affidato al Berec (l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche) ed entro fine anno è pronta a intervenire con regole ad hoc se non sarà soddisfatta dai risultati. L'indagine verterà su varie pratiche, come "le barriere al cambio di operatore, il blocco o lo strozzamento del traffico via internet (ad esempio i servizi di telefonia via internet), la trasparenza e la qualità dei servizi", scrive la Commissione. E' il tema che gli esperti conoscono come la neutralità della rete e che adesso entra nelle norme europee. L'indagine accompagna infatti l'entrata in vigore, il 25 maggio, delle nuova direttiva quadro sulle telecomunicazioni. Qui si legge, tra l'altro, per la prima volta, del principio di neutralità della rete. La Commissione non ne dà una definizione precisa, ma dice che è "la capacità degli utenti di internet di accedere e distribuire informazioni e di eseguire applicazioni e servizi di loro scelta". Dal 25 maggio spetta quindi alle Autorità tlc nazionali (Agcom, da noi) vigilare anche su questo principio. Ma probabilmente nel svolgere questo compito, le Autorità vorranno definire meglio anche gli obblighi in capo agli operatori: questo è lo scopo dell'indagine avviata da Agcom sulla neutralità della rete. Le norme comunitarie sono piuttosto generiche, infatti. Rispecchiano la volontà di difendere un principio senza porre paletti che potrebbero limitare l'iniziativa economica degli operatori. La prima norma è a favore della "trasparenza del servizio". "I consumatori hanno diritto a scegliere il proprio fornitore di servizi internet basandosi su informazioni adeguate riguardo le possibili restrizioni all'accesso a determinati servizi, le velocità di connessione effettive e i possibili limiti delle velocità di internet". Gli operatori devono quindi informare sulle tecniche di gestione del traffico e sulle loro ripercussioni sulla qualità del servizio, come su altre eventuali limitazioni. Agcom ha già ottenuto che gli operatori pubblicizzassero i dettagli della qualità reale dell'Adsl. Adesso gli operatori sono trasparenti invece fino a un certo punto riguardo alle tecniche di gestione traffico. Dicono solo se le utilizzano o meno (eccetto Telecom Italia che almeno dice anche quando e dove). Ma solo in pochi casi rivelano quale sarà la velocità minima di certi servizi (come il peer to peer) in caso di limitazione.

Aspetto fondamentale, perché gli operatori, restando generici su questo punto, potrebbero strozzare il servizio al punto da renderlo quasi inutilizzabile (pochi Kbps al secondo). Senza che gli utenti abbiano diritto di protestare. Le nuove norme sono precise per quanto riguarda il diritto dell'utente a cambiare operatore: deve essere possibile farlo entro un giorno lavorativo. Più vaghe le norme relative al "blocco o strozzamento del traffico lecito", cioè "rendere difficile l'accesso oppure limitare alcuni servizi o siti web di internet", scrive la Commissione. Scopo dell'indagine dovrà essere anche consentirle di capire quali pratiche sono un abuso e quali sono legittime. Certo lo sono quelle finalizzate a evitare la congestione della rete; la Commissione sa bene però anche che alcuni operatori limitano il VoIP su rete mobile solo per tutelare il proprio business. Cita questa pratica nella relazione odierna ma ancora non prende posizioni. Aspetta i dati che arriveranno dall'indagine Berec, appunto. "Alla fine del 2011, pubblicherò i risultati, compresi i casi di blocco o di strozzamento di alcuni tipi di traffico", dice Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione.

"Nel caso in cui non sia soddisfatta, non esiterò a proporre provvedimenti più rigorosi, sotto forma di orientamenti o perfino di misure legislative generali per realizzare la concorrenza e la possibilità per i consumatori di scegliere ciò che meritano. Nel caso in cui ciò risultasse insufficiente, sono pronta a proibire il blocco di servizi o applicazioni leciti". Messa così può essere letta come una dichiarazione di guerra, ma in realtà la Commissione ha scelto un approccio prudente e anche un po' ambiguo.

L'indagine servirà infatti a scoprire quello che fanno gli operatori e a capire se rispettano le nuove regole; al tempo stesso sarà il primo passo per meglio definire che cosa è vietato e no in base a queste ultime. Eppure, secondo alcuni analisti, questa era anche la mossa più prevedibile e auspicabile da parte della Commissione. «E' stata pragmatica. Adottare nuove regole in questa fase, per la neutralità, sarebbe stato prematuro», dice al Sole24Ore.com Matthew Howett, analista di Ovum. Agli utenti non resta che aspettare ancora qualche mese, almeno, per sperare in una difesa più stringente della neutralità.

fonte: ilsole24h

Neutralità della rete e aspetti socio-economici [Oscar Bertone Giordano]

Il concetto di "neutralità" riferito alle infrastrutture di rete ha prodotto posizioni contrapposte tra i diversi soggetti presenti sul mercato dei servizi resi attraverso Internet. C'è un dibattito in corso, spesso vivace, che rivela l'esigenza di un approfondimento "super partes", ma anche di una dialettica costruttiva tra le parti. Il tema riguarda principalmente i modelli di business, ma può dare spunti di riflessione anche su altri temi, altrettanto attuali, come quelli della proprietà, della gestione e dell'accesso all'infrastruttura di rete.

In linea di principio, il termine "neutralità" dovrebbe evocare una garanzia per la non discriminazione dell'offerta di servizi e del diritto alla libertà di informazione. E ciò in linea con i principi fondamentali che venti anni fa hanno sotteso la nascita e lo sviluppo di Internet. Se la neutralità della rete venisse a mancare, ci si potrebbe trovare in una situazione in cui chi deve fornire l'accesso a Internet potrebbe farlo in modo da favorire alcuni contenuti del web rispetto ad altri e quindi si potrebbe creare un nuovo mercato tra fornitori di contenuti per il Web e Internet Service Provider.

È d'altra parte comprensibile che chi gestisce la rete e anche chi, più in generale, è preposto a garantire un processo di miglioramento delle prestazioni della rete stessa, ponga l'accento su come certi servizi, più di altri, richiedano condizioni di priorità e di qualità; e quindi sostenga la necessità di modificare i modelli di business, diversificando la tariffazione del traffico IP. Da questo punto di vista, si ritiene quindi più utile poter individuare criteri di tariffazione coerenti con la disponibilità a pagare dei fornitori di informazione in funzione del "valore di mercato" della loro specifica offerta.

Per approfondire meglio queste tematiche, affrontate spesso con approcci assai differenti, la FUB, in collaborazione con NNSquad Italia (ente associativo di recente costituzione che si occupa specificamente di neutralità della rete), ha organizzato un apposito dibattito tra le parti in gioco. Interverrà come keynote speaker, per introdurre i fondamentali economici e sociali della questione, il Dr. Kenneth Carter, Senior Research Fellow al Columbia Institute for Tele-Information della Columbia University e consulente presso la consociata WIK-Consult del WIK (Wissenschaftliches Institut für Kommunikationsdienste).


Per una rete neutrale, istruzioni per l'uso[Amedeo Martone]

53547_1_390x300.jpg Nel caso di internet le informazioni viaggiano codificate in dati che vengono impacchettati assieme e questi "pacchetti internet" viaggiano ciascuno in modo indipendente dall'altro all'interno dei vari percorsi della rete, fino alla loro destinazione stabilita dal mittente, e qui vengono riassemblati e decodificati nei messaggi o contenuti che noi vediamo. Questo meccanismo si chiama "commutazione di pacchetto" ed e' il sistema adottato da Internet. La Commutazione di Pacchetto si differenzia dalla commutazione di circuito in cui, prima di ogni comunicazione, viene stabilito un circuito, una corsia esclusiva tra mittente e destinatario, all'interno della quale viaggiano i dati. Il primo modello ricorda il modo di gestione del traffico ordinario quando ci rechiamo in ufficio; il secondo ricorda il modo di gestione del traffico di un corteo presidenziale. In questo secondo caso ovviamente vi è uno "spreco" della risorsa di comunicazione (la strada), a vantaggio della garanzia dei tempi di trasmissione. Il sistema telefonico tradizionale prevedeva l'invio della voce sotto forma di un'onda, analoga a quella prodotta da un giradischi, lungo un percorso riservato tra mittente e destinatario, usato esclusivamente per quella comunicazione, stabilito all'inizio della stessa con la composizione del numero e rilasciato per successivi utenti al momento del riaggancio. Il sistema telefonico tradizionale si basava cioè sulla commutazione di circuito. Lo sviluppo dell'elettronica di consumo ha portato ad un abbattimento dei costi dei dispositivi che convertono la voce da onda a numero e viceversa da numero a onda sonora (convertitori anologico-digitale e digitale-analogico) consentendo una qualita' confrontabile, determinando anche il successo della musica su compact disc a scapito dei dischi in vinile. Aggregando spezzoni di dati cosi' ottenuti in pacchetti, l'istradamento poteva avvenire pacchetto per pacchetto, ciascuno per la propria strada. Basta che la loro sequenza sia numerata e il ricevente e' in grado di ricomporre il flusso originale o eventualmente richiedere la ritrasmissione di un pacchetto smarrito. Internet funziona in questo modo. Volendo riprendere l'analogia precedente, il sistema telefonico tradizionale funzionava come i cortei presidenziali mentre la comunicazione di Internet funziona come il traffico normale, (commutazione di pacchetto anziche' commutazione di circuito), consentendo un piu' efficiente sfruttamento della risorsa trasmissiva e quindi consentendo molte piu' comunicazioni simultanee. Un corteo presidenziale blocca una porzione di strada anche se in quel momento non passa nessuno mentre cio' non avviene per il traffico normale; allo stesso modo se in una conversazione telefonica c'e' un attimo di silenzio, nella commutazione di circuito la risorsa e' impegnata mentre nella commutazione di pacchetto essa e' disponibile per altri e, dato che cio' avviene per circa il 50% del tempo (uno parla e l'altro ascolta, una corsia in una delle due direzioni e' sempre libera), si capisce che la commutazione di pacchetto e' molto piu' efficiente. A differenza del corteo, il traffico ordinario pero' e' soggetto a congestioni, come sappiamo bene. E la commutazione di pacchetto non sfugge a questa regola. Nel traffico ordinario abbiamo definito delle regole che consentono di prioritizzare alcuni tipi di traffico rispetto ad altro. Ogni pacchetto segnala la sua priorita' con una sirena e un lampeggiante colorato e questo passa davanti agli altri. Un altro modo di gestire la congestione e' di costruire più corsie in modo da eliminarla. E qui è dove l'analogia finisce. Per ragioni fisiche, per aumentare la portata di una strada telematica non occorre aggiungere fili ma è sufficiente cambiare i caselli agli estremi dell'autostrada, caselli che, grazie al calo dei costi dell'elettronica, si riducono di prezzo continuamente. Ci sono quindi due alternative tecniche: gestire la congestione o eliminarla. I tecnici sanno che al padrone delle strada, nelle dorsali di rete realizzate in fibra ottica, costa meno eliminare la congestione rispetto a gestirla con sistemi di segnalazione e controllo. Ci si potrebbe chiedere "ma il tempo di attraversamento di una rete, che puo' variare a causa della congestione, e' un problema ?" Per alcuni tipi di traffico, quelli che per l'appunto richiedono un flusso costante di dati, la variabilita' dei tempi di attraversamento dei singoli pacchetti puo' costituire un problema. (in gergo tecnico, il jitter, ovvero la non "isocronicità" dei pacchetti). Questo traffico è tutto quello che dipende dal tempo, non di certo le parole di un messaggio di posta elettronica, ma ad esempio la voce in una conversazione telefonica o un video. Nella nostra esperienza quotidiana usiamo pero' programmi che trasmettono la voce su Internet e non abbiamo una percezione di degrado della stessa, se non in alcune rare occasioni. La rete fa del suo meglio per consegnare i pacchetti e questo e' quasi sempre sufficiente, ma non sempre. La Qualita' del Servizio (Quality of Service) non è garantita, la rete e' "Best Effort". Il video inietta sulla rete una quantità di dati 100 volte superiore a quella della voce; 100 volte il traffico sulla rete stradale e qui, spesso, la rete non riesce a garantire l'isocronicità dei pacchetti, e se i fotogrammi di una scena non sono arrivati in tempo, avremmo un attimo di blocco, per poi riprendere dopo un intervallo. Meno male che non lo facciamo tutti contemporaneamente! Almeno fino a quando le prestazioni dell'elettronica dei caselli saranno aumentate di 100 volte e avranno eliminato in larghissima misura il problema (certo, se questi nuovi apparati saranno adottati). Questo e' il punto in cui si innesta il dibattito sulla Neutralita' della rete. Il principio secondo il quale non possono esistere discriminazioni tra i contenuti che viaggiano al suo interno.Ci sono operatori, fornitori di accesso a Internet, che rallentano un tipo di traffico rispetto all'altro per ottimizzare le prestazioni che l'utente percepisce. Almeno quelle che loro ritengono che siano rilevanti per l'utente. Un utente che usa la rete solo per guardare il web o spedire la posta elettronica non necessariamente gradirà che i suoi pacchetti vengano ritardati rispetto a quelli della voce o del video; chi fa telefonia su Internet, viceversa lo potrebbe gradire.Se l'utente ha la possibilita' di scelta tra vari fornitori di accesso, può scegliere quello che offre la gestione del traffico che più soddisfa le sue esigenze. Questo dice la teoria, perche' in realta' le offerte di abbonamento non sono differenziate in quanto solo pochi utenti sono in grado di capire i dettagli della questione. Una questione che tocca tutti ma che solo i piu' tecnici sono in grado di cogliere.

IMPATTI SOCIALI DI UNA RETE NON NEUTRALE[Amedeo Martone]

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Da queste pratiche ai diritti civili dei cittadini il passo e' molto breve. Se un operatore inizia a degradare una tipologia di traffico a vantaggio di un'altra tipologia, ci saranno utenti del traffico degradato che avranno un incentivo ad utilizzare dei programmi software che "mascherino" il proprio traffico e lo facciano apparire all'operatore come traffico prioritario, aggirando le policies di gestione dell'operatore. L'operatore, per evitare questi aggiramenti, inserira' sulla propria rete apparati in grado di analizzare tutto il traffico in transito per cercare pacchetti "mascherati". E' legittimo che un operatore privato che gestisce una propria rete (ricordiamo che non si tratta servizi pubblici come nel caso delle strade) decida arbitrariamente quale traffico puo' essere privilegiato rispetto ad un altro e, soprattutto, che per fare ciò disponga sistemi in grado di analizzare in tempo reale tutto il traffico di ogni abbonato alla ricerca di determinati tipi di contenuti ? Un po' come se ogni auto in transito sulle strade venisse controllata o ogni telefonata ascoltata. In realta' e' ancora più incisivo di questo, in quanto ogni tipo di attività umana oggi transita per la rete: dalla finanza alla sanità ai rapporti personali. Certamente questi sistemi di analisi del traffico non sono finalizzati ad invadere la privacy delle persone, almeno non nelle intenzioni degli usi previsti dagli operatori, a meno di deviazioni. Evitare le deviazioni richiede controlli efficienti e sanzioni assai efficaci.

IMPATTI ECONOMICI DI UNA RETE NON NEUTRALE[Amedeo Martone]

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Un altro aspetto toccato dalla Neutralità della rete è quello economico. Un operatore potrebbe decidere di discriminare il traffico proveniente da determinate sorgenti e favorire quello di altre, "amiche", spingendo quindi gli utenti a fruire di queste ultime. Si noti bene che non è necessario bloccare una fonte per distrarre il traffico degli utenti, è sufficiente degradarlo. Non occorre che una edicola sia totalmente inaccessibile per determinarne il fallimento, e' sufficiente che per raggiungerla le code siano eccessive. Dato che in molti paesi l'accesso a Internet è tutt'ora sostanzialmente un monopolio, derivante da quando le reti telefoniche erano pubbliche, c'e' un rischio che il monopolio dell'accesso si possa estendere al monopolio nei contenuti digitali via rete. questo rischio non è solo teorico; le strategie di alcuni operatori di comunicazione vanno in questa direzione. Il modello "Internet" come noi lo intendiamo potrebbe venire profondamente alterato. Non piu' "qualunque utente puo' accedere a qualunque contenuto" ma "solo alcuni utenti possono accedere a qualunque contenuto". Si considerino ad esempio le offerte di televisione via Internet (IPTV). Questi contenuti, con la giustificazione della Qualità del servizio, vengono offerti dagli operatori di accesso solo ai propri clienti e qualunque altro fornitore di contenuti voglia raggiungere quegli stessi utenti, non potrà farlo, se non in modo largamente degradato. Una variante del degrado del traffico e' la discriminazione tariffaria. Un certo tipo di traffico viene fatto pagare dall'operatore molto di piu' di un altro. Ovviamente gli utenti, cosi' come cercano di evitare le lunghe code, tenderanno ad evitare i contenuti i cui pacchetti dati verranno venduti a prezzo più alto. Anche questa e' una minaccia reale al modello di Internet in cui, i pacchetti di dati con cui si accede a qualunque servizio, hanno lo stesso prezzo. Controllando la leva del prezzo dei pacchetti dati, l'operatore determina a quali fonti di contenuti l'utente accederà. Un esempio concreto di questo tipo di comportamenti e' quello praticato da taluni operatori cellulari nell'accesso a Internet per cui consultare le mappe o guardare del video proveniente da fornitori "amici dell'operatore", ha un prezzo dei dati trasferiti pari a un centesimo del prezzo pagato per i dati se usati per consultare servizi di altri. Cosa succederebbe se un operatore dominante (ovvero con una grande quantita' di utenti) che chiameremo ACME, all'interno della propria rete, privilegiasse il traffico video ? I fornitori di contenuti sarebbero incentivati a disporre i propri contenuti sulla rete di questo operatore; gli utenti dell'operatore avrebbero una esperienza eccellente nell'accedere a questi contenuti. Utenti di un altro operatore, che chiameremo BIBO, che accedono a contenuti presenti sulla rete di ACME si troverebbero in una situazione svantaggiata. I pacchetti dei dati dei contenuti presenti sulla rete di ACME arriverebbero ai confini della rete di ACME seguendo corsie privilegiate ma poi entrerebbero nella rete di BIBO come contenuti qualunque, perdendo quindi il vantaggio della prioritizzazione. Gli utenti di BIBO sarebbero quindi incentivati ad abbonarsi ad ACME, a meno che ACME e BIBO non si accordino di scambiarsi il traffico con livelli di priorità comuni.

LA GESTIONE DELLE RETI IN PASSATO[Amedeo Martone]

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La Neutralità della rete ha quindi a che fare con i diritti civili, con il pluralismo dell'informazione e con i mercati dell'informazione digitale (che, giova ricordare, stanno crescendo significativamente mentre quelli tradizionali sono in calo; in UK la raccolta pubblicitaria, dopo i primi due canali televisivi, vede un fornitore di servizi su Internet). Il dibattito sulla Neutralità della rete è alimentato da un lato dagli operatori che vedono una fonte di ricavi aggiuntivi (violandola), in un periodo in cui i loro ricavi sono messi fortemente sotto pressione dall'evoluzione tecnologica e dalle leggi procompetitive nelle telecomunicazioni. I grandi editori, i grandi fornitori di contenuti tendono a schierarsi con i fornitori di accesso, la scelta e' ragionevole: se si alleano con l'operatore vincente, il loro vantaggio sarà grande. Non deve sorprendere pertanto lo sforzo di lobby e i relativi investimenti che vengono profusi. Cio' che resta da capire e se questo sia un tema recente, se la neutralita' della rete sia sempre esistita o sia emersa solo ora, se sia praticabile o meno. Prima della convergenza su Internet dei servizi basati sul tempo (voce e video), quando c'erano reti diverse, il traffico "pregiato", quello che necessitava di isocronicita', nel cuore della rete, transitava su reti"ATM" (Asynchronous Transfer Mode) e il traffico di "seconda scelta" transitava su reti "IP" (Internet Protocol). Sia che condividessero o meno gli stessi fili (fibre). Era una forma di discriminazione: traffico pregiato da una parte e traffico scadente dall'altra.Ogni rete al suo interno era neutrale, ma le varie reti, considerate in modo aggregato operavano una segmentazione rigidissima, una discriminazione severissima. Quando poi, grazie all'evoluzione tecnologica, Internet ha offerto funzionalità simili a quelle di ATM, gli operatori hanno spento gli apparati ATM e spostato il traffico del cuore della rete in classificandolo in diverse "corsie" di ip (in livelli diversi di priorita). Agli estremi della rete si infilavano ed estraevano i pacchetti del Web dalla corsia totalmente best effort e si infilavano ed estraevano i pacchetti del servizio telefonico dalla corsia che assicurava isocronicità. Al suo interno ogni "corsia" era neutrale, ma l'aggregato di corsie, no.Il problema nasce quindi dalla convergenza su Internet di vari tipi di traffico che in precedenza erano separati in un contesto che vede sotto forte pressione i ricavi degli operatori.

PRINCIPI DI GARANZIA PER RETI NEUTRALI[Amedeo Martone]

La questione non e' di facile soluzione. Per assicurare la neutralita' della rete sono necessari investimenti che pero' un operatore con ricavi sotto pressione e' poco incline a fare. Dato che questa situazione e' comune per tutti gli operatori, gli unici luoghi dove si avrebbero infrastrutture sufficienti sarebbero le aree geografiche piu' ricche di potenziali abbonati, dove sarebbero presenti tutti gli operatori con una duplicazione di infrastrutture. Una allocazione inefficiente degli investimenti che in effetti si è verificata. Cio' potrebbe richiedere una ristrutturazione dell'industria nella direzione di una sola rete a livello di infrastruttura condivisa da tutti gli operatori di accesso; una riforma del mercato alquanto complicata, il cosiddetto "One Network". Quale percorso verso la neutralita' della rete e' quindi ipotizzabile ? La non neutralita' impatta i diritti civili, per quanto riguarda la analisi del traffico a fini di discriminazione delle priorità di varie tipologie di traffico. Impatta anche la pluralita' dell'informazione e lo sviluppo del mercato per quanto riguarda la discriminazione tra determinati fornitori di contenuti/servizi, sia essa discriminazione tecnologica (mediante blocchi o degrado) o tariffaria. In primo luogo e' auspicabile che ogni operatore abbia l'obbligo di fornire una completa e trasparente descrizione all'utente delle proprie eventuali politiche di gestione del traffico. In secondo luogo e' auspicabile che venga sancito il principio che ogni gestione del traffico possa avvenire solo su richiesta dell'utente che esercita una libera e autonoma decisione senza condizionamenti tecniici o economici, e a cui va garantito il diritto di richiedere ed ottenere un accesso best effort a condizioni non discriminatorie Al fine di assicurare il diritto alla riservatezza delle comunicazioni, e' opportuno che venga sancito il principio che un operatore di telecomunicazioni non possa discriminare le comunicazioni sulla base del loro contenuto. Al fine di evitare distorsioni del mercato e di assicurare il pluralismo dell'informazione, è opportuno che venga sancito il principio che un operatore di telecomunicazioni non discrimini il traffico, ne' tecnologicamente ne' tariffariamente, sulla base dei soggetti che intervengono in una comunicazione (mittenti e destinatari). Al fine di assicurare che utenti di una rete possano accedere senza discriminazioni a contenuti presenti sulle reti di altri, e' opportuno che venga sancito il principio che, qualora un operatore effettui prioritizzazione per tipologie di traffico all'interno della propria rete (a quegli utenti che ne fanno richiesta), sia tenuto ad offrire la stessa prioritizzazione nei punti interconnessione con gli altri operatori. Questo insieme di principi consentirebbe comunque ad un operatore, qualora l'utente lo richieda, di discriminare tipologie di traffico tra loro, senza entrare nel merito del loro contenuto, salvaguardando il funzionamento del mercato, il pluralismo dell'informazione e i diritti alla riservatezza delle comunicazioni.

Fonti [Oscar Bertone Giordano]

seminario
FUB

Stop Acta! [Dimitri Piccolillo]





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