Reti sociali : Digital identity

Da Wiki Corso Web.

Indice

Cos’è: [Samar Ramadan]

L'identità digitale è l'insieme delle informazioni e delle risorse concesse da un sistema informatico ad un particolare utilizzatore del suddetto. È l'identità che un utente della rete determina attraverso website e social network.

Caratteristiche dell'identità digitale: [Samar Ramadan]

La rappresentazione dell’identità digitale deve essere tanto più completa quanto è complessa la transazione in cui è coinvolta. Infatti il grado di affidabilità e le quantità di informazioni richiesti possono variare in modo molto significativo a seconda del tipo di transazione.
Un’identità digitale è articolata in due parti:
- Chi uno è (identità)
- Le credenziali che ognuno possiede (gli attributi di tale identità)
Le credenziali possono essere numericamente e qualitativamente molto variegate e hanno differenti utilizzi. L’identità digitale completa è abbastanza complessa e ha implicazioni sia legali che tecniche. Comunque, l’identità digitale più semplice consiste in un ID (o username) e una parola di identificazione segreta (o password). In questo caso lo username è l’identità, mentre la password è chiamata credenziale di autenticazione. Ma l’identità digitale può essere complessa come una vera e propria identità umana.

Autenticazione: [Samar Ramadan]

Nelle transazioni quando viene provato che l’identità digitale presentata sia effettivamente quella di chi o di cosa dice di essere, si parla di processo di autenticazione. L’autenticazione ad un solo fattore (quella con username e password vista prima) non è molto sicura perché la password potrebbe essere indovinata da qualcuno che non è il vero utente. Quella multi-fattore può essere più sicura, ad esempio quella con una chiave fisica di sicurezza, o tessera magnetica, smart card ("qualcosa che possiedi") e una password, ("qualcosa che sai"). Se si aggiungono informazioni biometriche (iride, impronta digitale, impronta vocale, riconoscimento del volto, ecc.) abbiamo anche fattori di autenticazione che rispondono a "qualcosa che sei". Queste informazioni sono di norma protette da un sistema di autenticazione.

- Autorizzazione/controllo di accesso: È il livello successivo dopo che le identità digitali sono state autenticate. Spesso la concessione dell’autorizzazione coinvolge l’utilizzo dell’intera identità digitale in una transazione, come ad esempio il login di un utente ad un sito. In altri casi il controllo di accesso può abilitare o restringere l’accesso ad informazioni private o consentire l’accesso a servizi o prodotti a pagamento.

Il conflitto sull’identità digitale [Mariana Conte]

Se da una parte vi è l’esigenza di digitalizzare quanto più possibile al fine di rendere i sistema paese più moderno, fruibile ed economico da un altro vi è l’esigenza del rispetto della privacy di ognuno di noi, conseguentemente la pubblica amministrazione dovrebbe spendere cifre piuttosto consistenti per la sicurezza di acquisizione ed archiviazione dei dati, d’altra parte occorre un forte cambio di mentalità da parte di tutti noi per il fatto che se da un lato si pretende e si ha diritto alla tutela della nostra identità digitale dall’altro rilasciamo con molta superficialità i nostri dati senza preoccuparci minimamente di dove vanno a finire e come vengono gestiti ma soprattutto se possono essere cancellati con la stessa facilità di come sono stati inseriti, purtroppo questi dati rimangono in rete e sono più o meno visibili a tutti sotto forma di tracce digitali come mostrano gli schemi che seguono.

Più sicurezza, meno privacy, dicono i fautori del ricorso massiccio di tecnologia per i controlli personali. Anche Internet ed i social network divengono fonti di informazione e profiling dell’identità digitale di una persona, sempre più spesso, ad esempio l’attività su FB, viene esaminata da società di ricerca personale per capire le caratteristiche di un individuo, il suo orientamento politico, le amicizie e tutto quello che una persona scrive nel proprio profilo, incrociandolo con quello degli amici dei gruppi che frequenta ed altro ancora, come la correlazione di quanto inviato nel curriculum e quanto c’è on-line: la propria identità digitale.

Identità digitale e privacy online [Adriana Lombardo]

Quanto e in quali contesti gli italiani connessi alla rete i propri dati e i propri comportamenti vengano tracciati ? Per rispondere a questo interrogativo è stata condotta una ricerca
Privacy Permission Marketing.

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I dati principali dichiarano che:
-Norma sulla privacy : il 46,1 % degli intervistati dichiara di non leggerli
-Gestione della privacy: sono circa un terzo coloro che si dichiarano preoccupati preoccupati per il rispetto della privacy sul web in modo generico, quota che sale a metà degli intervistati quando si parla dei Social network
-tutela della privacy dei minori : il 70,5% è molto d'accordo sull'istruire i figli in tema di riservatezza, mentre il 64,4% adotterebbe controlli o filtri sugli account di posta, e il 63,2% limiterebbe l'accesso ai siti web.
Ed ecco di seguito due iniziative che promuovono la sicurezza on line.
Buono a sapersi è un' iniziativa nata dalla collaborazione della Polizia di Stato con Google, che ha come obiettivo aiutare gli utenti a essere sicuri su Internet e a gestire le informazioni che condividono online.Suggerimenti utili per avere più sicurezza sul web, scegliendo password sicure. Ma anche saper gestire al meglio i propri dati personali online e rendere la ricerca dei siti internet più utile.
il tuo video per farne parlare iniziativa tra Vodafone, Omnicom Media Group e Userfarm Italia per sensibilizzare i più giovani sulle tematiche della sicurezza in Rete. I ragazzi trascorrono, molto del loro tempo navigando sulla Rete e in modo particolare conversando e giocando sui social network, nelle chat e con i vari strumenti di messaggistica online. Internet è una grande opportunità di apertura e di scoperta, ma l’uso del Web deve esser fatto in modo responsabile, con la padronanza degli strumenti che si maneggiano e la consapevolezza delle possibili deviazioni che si possono incontrare.


Patologie legate all'identità virtuale [Marco Carisio]

L’identità virtuale diventa un luogo sul quale proiettare una parte di sé, spesso quella che magari per paura, reprimiamo o mascheriamo nella vita reale, in modo da perseguirla e vederla almeno lì realizzata. In alcuni casi si finisce sicuramente nella patologia, quando ci si rifugia all’interno di una realtà fittizia e si chiudono i ponti con quanto c’è fuori: in questi casi il conflitto tra l’io virtuale e quello reale è ormai superato, e il contatto con la realtà viene smarrito. Sono queste alcune delle nuove patologie emergenti in questi anni, un motivo in più per interessarsi agli strumenti attraverso i quali si manifestano. Spesso il motivo per il quale ci si rifugia nella tecnologia è la paura di affrontare la realtà, per evadere in un mondo virtuale che rassicura, scelto da noi e che ci offre ciò che chiediamo. Più passa il tempo e più regrediamo, invece di progredire, perché la tecnologia ha ridotto ad uno schema tutto ciò che facciamo, trasformandoci in macchine e rendendoci incapaci di comunicare l’uno con l’altro.

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Con la diffusione di Internet, e soprattutto con il grandissimo sviluppo delle chat-rooms e dei mondi virtuali offerti dalla Rete, l’Io è stato a poco a poco soppiantato dal corrispondente Io-virtuale. L’Io- virtuale infatti, o Virtual-Ego, rappresenta l’equivalente virtuale dell’Io Reale. L’Io appartiene alla sfera Reale della vita, mentre il Virtual-Ego rappresenta ormai il desiderio dell’Io di trascendere la propria unicità e identità, al fine di poter realizzare ciò che tantissime persone hanno sempre sognato: cambiare vita, o perlomeno, vivere una vita parallela.


Virtual-Ego e Io ormai rappresentanol’uno il completamento strutturale dell’altro. L’Io reale ha perso infatti la sua condizione di onnipotente realtà psichica, ed ha dovuto cedere col tempo all’avanzata prepotente del suo Alter Ego: l’Io del mondo virtuale. Ciò ha causato non pochi danni all’equilibrio psichico delle persone: la dipendenza dal mondo virtuale offerto da Internet infatti ha reso schiave moltissime persone dei loro personaggi (Avatar) creati ad hoc per la vita nei mondi virtuali del Web . La dipendenza dal mondo di Internet infatti, è stata considerata da molti psicologi una vera e propria forma di dipendenza (Internet Addiction Disorder).


Che fare? E’ senz’altro necessaria una campagna d’informazione massiccia. Bisogna evidenziare a chiare lettere che i Mondi Virtuali offerti dalla Rete possono essere pericolosi e creare una grave forma di dipendenza, proprio come se fosse una droga. Non lasciamo che ciascuno di noi si chiuda in uno dei tanti mondi virtuali: ciò significherebbe isolarsi completamente ed in maniera molto pericolosa dalle vere bellezze della vita. Internet offre certo moltissime possibilità di svago e di comunicazione, è indubbio; ma ciò che esso riesce a offrire è solamente un mondo fasullo, bello forse a prima vista, ma estremamente freddo e poco gratificante alla lunga. Spendere ore e ore della nostra vita all’interno di una chat-room, ad esempio, equivale ad entrare in una sorta di fredda caverna…più che l’utente deciderà di spendere parti della propria giornata all’interno di una room virtuale, e più che poi sarà per lui difficile tornare indietro, riuscire ad uscire da una caverna che può diventare labirintica ed opprimente. Più ore si spendono all’interno di questi Mondi Virtuali, più sarà difficile spodestare il Virtual-Ego dal suo trono: tutto ciò a discapito, ovviamente, dell’Io Reale.

Per impedire che il Virtual-Ego trionfi, è necessario perciò evidenziare che Internet costituisce una “rete” nel senso più stretto del termine: la Rete può infatti braccarci, stringerci, soffocarci, isolarci dagli altri. Non lasciamo che questo accada. Le comunità virtuali, le chat-rooms, i mondi virtuali alla Second Life, per intenderci, sono delle vere e proprie “reti” pericolose: impediscono alle persone di vivere completamente quella meravigliosa ed unica esperienza che si chiama vita Reale.

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“DIGITAL FOOTPRINT” - “DIGITAL SHADOW” [Mariana Conte]

Facebook e solo una delle realtà basata su Internet. Ogni nostra Iterazione anche se gestita da terzi da e con il mondo digitale lascia la nostra ombra digitale “DIGITAL SHADOW” o traccie digitali “DIGITAL FOOTPRINT”

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In Italia ci si sta avviando verso un esteso uso della rete e di raccolta dati che interessano l’intera popolazione. Alcuni dei progetti riguardano: Il fascicolo personale elettronico spinto dall’adozione della CEC PAC, contenente le comunicazioni tra Cittadino e Pubblica amministrazione. Il fascicolo sanitario elettronico contenente i dati sanitari di tutti i cittadini.

Questi si aggiungono ad n numero indefinito di Banche Dati, tenute da vari enti, in via di completa digitalizzazione ed ancora non interoperabili tra loro, ma alcune già fruibili on-line. Le più comuni: le anagrafe dei comuni, l’Agenzia delle entrate, il Pubblico Registro Automobilistico ed un’infinità di altre ancora, oltre ovviamente altre organizzazioni che raccolgono informazioni on-line tramite moduli di iscrizione più o meno protetti e più o meno plausibili. Direi che i segreti dei polverosi archivi cartacei stanno per essere violati e trasformati in bit, con essi tutti i “segreti” che contengono e tutte le nostre “Identità” che divengono così identità digitali.

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Articolo sul rischio relativo all'identità digitale

Digital Identity [Silvia Assi]

Reclutazione tramite SN [Matteo Vacca]

I SNS cosi come tutti i siti che contengono informazione immesse da noi stessi, rivelano molte informazioni su noi stessi, tanto che molti HR stanno sfruttando questi canali per cercare nuovi candidati. Qui un infografica

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