Web e ICT4D : Digital divide

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Indice

STATO=Libero

DIGITAL DIVIDE: Cos'è? [Melissa Colombo]

Con il termine DIGITAL DIVIDE si fa riferimento alla disuguaglianza nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della Società dell’informazione e della comunicazione ICT. Nel mondo moderno esiste un divario tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione e chi ne è escluso, in modo parziale o totale.

I motivi di esclusione comprendono diverse variabili:

Divario, disparità, disuguaglianza digitale significano in sostanza la difficoltà di alcune categorie sociali, o di interi Paesi, di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica.

Il progresso di un paese passa anche da questo,in uno stato moderno, oggi, l’analfabetismo informatico e’ inaccettabile e costituisce un grave impedimento allo sviluppo, creando disuguaglianze che si riflettono sull’economia, lo sviluppo, la conoscenza e la libertà.


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Modello in dieci stadi per il Digital Divide [Melania Mauri]

In rete sono disponibili diverse scale che permettono di calcolare il livello di digital divide. Un esempio: Modello in dieci stadi per il digital divide:


Storia del Digital Divide [Melissa Colombo]

Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di Internet negli Stati Uniti. Il concetto di "Divario Digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a Internet in determinate zone del paese, difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi. In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il Divario Digitale americano nell'amministrazione Clinton .

Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta. Il concetto di Digital Divide assume un interesse planetario, nei paesi in via di sviluppo dovremmo inserirlo come l'ultimo dei tanti "divide" che riguardano determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado. Il digital divide si aggiunge a questa parzialissima lista di ritardi e rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Sarebbe sicuramente sbagliato credere che andando ad incidere sul digital divide si possano risolvere i problemi gravi che affliggono queste società, così come sarebbe un errore pensare che portando un computer in ogni capanna il problema dell'acqua potabile sia risolto. Sicuramente le nuove tecnologie, se organicamente introdotte, potrebbero, in tempi e modi adeguati, diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza

Provvedimenti per abbattere il Digital Divide [Melissa Colombo]

In ambito internazionale, negli ultimi anni si stanno elaborando moltissimi progetti su queste tematiche a livello governativo:

Tra queste è da segnalare una delle più importanti:

   UNIMONDO;

   DIGITAL DIVIDE;

   PEACELINK;

   CITTA' INVISIBILE;

Statistiche relative al Digital Divide [Di Donato Leonardo]

Attenzione

Attenzione
Testo: Nel caso in cui non si visualizzano i widget pulire la cache e ricaricare la pagina, oppure premere Shift+F5 se si sta utilizzando chrome come browser..
Autore: Di Donato Leonardo



Si riporta di seguito, tramite due widget estrapolati Google Public Data Exporter (un repository di open data) dei grafici aggiornati al 2009 (dati ufficiali eurostat e banca mondiale) che mostrano e comparano rispettivamente:

  1. la percentuale degli utenti Internet rispetto alla popolazione totale fra i 9 stati con maggior PIL al mondo;
  2. il tasso di penetrazione della banda larga in tutti gli stati europei.


Commento

Commento
Testo: Al fine di visualizzare l'esatto valore di una nazione posizionarsi con il mouse sul suo nome: la corrispettiva linea e valore saranno automaticamente evidenziati..
Autore: Di Donato Leonardo




Si noti come l'Italia sia molto dietro le percentuali di Francia e Germania. Considerando l'entità numerica delle rispettive popolazioni è evidente come un investimento in Internet e nella banda larga sia indispensabile, data la criticità della situazione.


Anche in questo caso salta all'occhio il livello di arretratezza tecnologica delle infrastrutture di rete italiane, ahinoi.

IL DIGITAL DIVIDE IN ITALIA [Melissa Colombo]

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Italia 22esima in Europa per l'accesso al web [Melissa Colombo]

Riferendoci all' ultima indagine ISTAT sul rapporto dei cittadini con le nuove tecnologie ( 20 Dicembre 2011 ), l 'Italia apprezza sempre di più i PC e Internet ma resta comunque indietro rispetto alle medie europea. 

Rispetto all'anno scorso sono infatti aumentate le famiglie che possiedono un PC (passate dal 57,6% al 58,8%), quelle che hanno accesso a Internet (cresciute dal 52,4% al 54,5%) e quelle che possono godere di una connessione a banda larga (43,4% nel 2011, 45,8% quest'anno).

Tuttavia, il confronto con la media europea non è così positivo: in Europa (le statistiche in questo caso prendendo in considerazione soltanto le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni), il 73% delle famiglie ha accesso a Internet; in Italia, usando sempre gli stessi parametri, tale percentuale si ferma al 62%, lo stesso valore registrato in Lituania.

I residenti del nord hanno maggiori possibilità di accedere alla Rete (il 56% delle famiglie, contro il 48,6% del sud), mentre le differenze di genere vanno facendosi sempre più deboli: nel 2005 soltanto il 26,9% delle donne navigava in Internet, mentre ora la percentuale è salita al 46,7% (gli uomini sono passati dal 37,1% al 56,6%).

A colmare il divario sono soprattutto le giovani generazioni: le differenze sono infatti estremamente ridotte sino ai 34 anni, mentre tra gli 11 e i 19 anni le ragazze che navigano sono addirittura di più dei coetanei.

La maggior parte degli internauti italiani possiede conoscenze di base circa le operazioni che si possono effettuare con un computer (l'85,4% sa copiare o spostare un file, l'85,1% sa copiare le informazioni in un documento) mentre sono pochi quelli che sanno programmare (il 13,7%) o installare o aggiornare un sistema operativo (il 28,1%).

Quasi tutti (il 94,2%) al di sopra dei 6 anni sanno invece usare i motori di ricerca e molti (l'83,1%) sanno spedire un'email e persino allegare un file.

Soltanto la metà, invece, sa usare una chat, un newsgroup o un forum (il 52,7%, per la precisione), e soltanto il 41,3% non si trova in imbarazzo quando deve caricare testi o immagini su un social network.

Le lacune si devono in buona parte al fatto che la formazione è per lo più derivata dalla propria buona volontà, dall'esperienza e dalla voglia di sperimentare: il 75,9% del campione ha imparato quello che sa navigando nel web, e il 68,7% ha aggiunto a ciò l'aiuto chiesto a colleghi, parenti e amici.


Visualizza il testo integrale del rapporto ISTAT "Cittadini e nuove Tecnologie 2011"

Tim Berners-Lee: l'Italia colmi il digital divide [Melissa Colombo]

Internet è un diritto universale: la banda larga per tutti renderebbe lo Stato più efficiente.

Tim Berners-Lee l'inventore del World Wide Web, (per la biografia rimandiamo a Wikipedia), è intervenuto ai festeggiamenti per il ventennale del web a Roma sostenendo che «Internet deve restare aperta, gratuita e neutrale»

Il padre del web ha colto l'occasione per ribadire i suoi cavalli di battaglia, ossia la necessità di un accesso incondizionato e disponibile per tutti ai dati, che sono il vero fulcro del web.

Diventa dunque importante battere definitivamente il digital divide non solo per fornire elevate velocità, ma per garantire l'accesso a chi ancora ne è privo.

Un'alta velocità è senz'altro utile per scaricare, per esempio, contenuti in alta definizione - spiega Berners-Lee - ma non ci si può concentrarsi soltanto sull'accelerare le connessioni già esistenti: occorre innanzitutto garantire una banda larga minima a tutti.

«Penso che dovreste fare un grosso sforzo per colmare il digital divide» - ha infatti spiegato durante il proprio intervento - « per portare la Rete anche nelle aree rurali e in quei luoghi dove c'è gente che semplicemente non ha ancora imparato ad usare questa tecnologia»

E poi ha aggiunto: «I governi devono usare il web come supporto perché aumenta l'efficienza e l'accessibilità ai dati. Le persone che votano devono essere informate».

Spostando online tanti servizi, come i pagamenti pubblici, si possono ottimizzare le operazioni risparmiando un sacco di soldi.

Tim Berners-Lee immagina anche «luoghi pubblici dove tutti possono usufruire della Rete: immaginoInternet-Point nelle piccole città e nei paesini dove andare per pagare il bollo dell'auto online, o cercare un lavoro, ritrovare i parenti che si sono persi di vista da tempo, mettere in vendita la macchina, insomma fare quelle cose che la gente ancora non sa fare online».

«Ormai possiamo pensare all'accesso a Internet come a un diritto universale'»' è la conclusione dell'intervento, che si qualifica dunque come un nuovo sprone a realizzare quell'agenda digitale da lungo tempo promessa.


Africa, telefonia mobile contro il digital divide [Mazzotta Simone]

Il continente africano è il secondo mercato mondiale di telefonia mobile, subito dopo l’Asia, e il primo per tasso di crescita.
Secondo dati presentati nel rapporto Gsma, l’associazione che riunisce gli operatori del settore, in Africa le connessioni attive sono 649 milioni e arriveranno a 732 milioni entro la fine del 2012.


Con un ritmo di crescita di sottoscrittori del 20% annuo, il continente africano ha superato l'Europa in termini di abbonamenti mobili, diventando, in soli nove mesi, dalla quarta alla seconda regione al mondo più connessa alle reti mobili.
Secondo l'Itu, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’informazione e la comunicazione tecnologica, nel 2010 la penetrazione dei cellulari in Africa subsahariana è stata del 41% (nel mondo 76%) contro il 9,6% del web (nel mondo 30%).


"L'industria è in pieno boom e può fare da catalizzatore per un'immensa crescita", afferma Peter Lyons, direttore delle operazioni per Africa e Medio Oriente di Gsma, “ma ci sono margini per un miglioramento molto maggiore”.


Secondo l’analista Matthew Reed, questo sviluppo così rapido del settore è dovuto a una combinazione di fattori quali “un mercato ancora relativamente immaturo, la crescita della popolazione, la forte concorrenza tra i fornitori e la crescente accessibilità economica dei dispositivi mobili”.



Diverse sono anche le iniziative anti digital-divide intraprese in molte aree rurali, dove il cellulare rappresenta l’unico strumento di accesso a internet a causa della carenza di infrastrutture di rete fissa. Spesso però il numero di abbonamenti non equivale al numero di utenti: molte persone, infatti, usano i cellulari a doppia Sim così da poter scegliere tariffe diverse in base alle esigenze. Solo Nokia, nell’ultimo trimestre, ha venduto circa 18 milioni di telefonini dual sim, che sono molto popolari anche in altri mercati emergenti come l’India.


Internet mobile

E il legame tra la diffusione dei cellulari e l'accesso a internet si fa sempre più stretto.
Basti pensare a iniziative come quelle dell'azienda Econet Wireless Zimbabwe, che trasforma i telefonini dei suoi cinque milioni di abbonati della telefonia mobile in uno smartphone virtuale con la tecnologia ForgetMeNot, che converte in e-mail e chat i messaggi di testo.

Altra innovazione sul fronte internet mobile è rappresentata dal servizio di business mobile Monitise, creatore di un software intelligente di SMS chiamato FrontlineSMS che, installato su un pc, lo trasforma in un potente ricettore di messaggi in grado di tenere in contatto più comunità.


Occupazione e sviluppo

L'ecosistema legato alle connessioni in mobilità genera in Africa introiti nell'ordine dei 56 miliardi di dollari annuali.
E di questa espansione ne beneficia anche la popolazione: secondo il rapporto di Gsma, in questo settore sono impiegate per ora 5 milioni di persone, numero in costante crescita. Uno studio della Banca Mondiale ha evidenziato anche la correlazione fra pervasività delle connessioni mobili e PIL: a ogni 10 % di aumento delle utenze corrisponde una crescita del Pil dello 0,81%.


Fonte: volontariperlosviluppo.it

Approfonfimenti: multilingualarchive.com Tratta in generale il Digital Divide


The new Digital divide [Francesca Mangione]







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