User Generated Content : Self-publishing

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User Generated Content : Self-publishing

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Si tratta della pubblicazione da parte di un autore di un libro o di un altro media, senza passare attraverso la intermediazione di un editore.
Si distingue sia dalla normale edizione sia da dall'edizione a spese dell'autore.
Nel primo caso tutte le spese sono a carico dell'editore, che si incarica di realizzare e distribuire l'opera, promettendo una remunerazione del diritto d'autore in genere in forma percentuale.
Nel secondo esiste sempre la figura dell'editore, ma le spese sono sopportate in tutto o in parte dall'autore o da chi lo sponsorizza.
Nel caso di self-publishing, l'autore, invece, si incarica di seguire tutte le fasi della realizzazione dell'opera, avvalendosi eventualmente di qualche figura professionale esterna. L'acquisizione dei dati elettronici e l'impaginazione hanno sostituito la composizione con linotype. Le correzioni tipografiche e grammaticali possono essere affidate a dei professionisti della correzione bozze. La realizzazione può avvenire anche con una stampante domestica, anche se ormai sono disponibili servizi di stampa digitale che offrono prezzi competitivi. Più vincolato è il problema della rilegatura, che, in genere a livello domestico dà risultati non soddisfacenti (ad esempio: le spirali).
Lo sviluppo delle autoedizioni è stato accompagnato da un corrispondente sviluppo delle società di servizi di cui una delle più famose a livello mondiale è Lulu.com. Sulla scia di essa in ciascun paese sono sorte moltissime iniziative concorrenti che si stanno spartendo un mercato che si è dimostrato particolarmente ricco e in via di sviluppo.
How to Self Publish a Book

LULU.COM
Lulu è un'azienda che adotta come sistema di pubblicazione dei libri esclusivamente Internet: nasce in Canada per iniziativa di Bob Young, fondatore anche di Red Hat, l'azienda principale per il software open source su Linux.
L'attuale sistema editoriale funziona per i best seller, ma non lascia spazio ai titoli che non promettono vendite dell'ordine dei milioni. Gli editori si rifiutano di pubblicare, molto spesso, non perché il libro (il cd o le foto) non sia di pregio, ma perché il titolo non ha mercato.
L'idea è quindi quella di creare un sistema di pubblicazione in rete che copra l'intero ciclo di produzione, permettendo di gestirlo direttamente agli autori.
Così nel 2002 è stato aperto il sito, che è insieme un sistema editoriale, tramite il quale gli autori provvedono personalmente alla confezione editoriale della propria opera (anche in formato multimediale), una libreria virtuale, a cui gli utenti accedono per acquistare le opere in formato digitale o cartaceo (in questo caso stampate su richiesta), e una biblioteca digitale, dato che moltissimi testi sono liberamente consultabili online.
Gli autori pubblicano online e vendono le proprie opere ad un prezzo da loro stabilito, che copre le spese di Lulu.com per stampa e commissioni, al quale possono aggiungere la quota che vogliono riservarsi come diritti d'autore.
Lulu mette a disposizione degli autori un sistema automatico per la produzione editoriale, dalla creazione della copertina al formato del libro; ma si possono creare anche calendari, poster, CD musicali, DVD video.
Nel 2006 Lulu è giunto anche in Europa allargando il business oltreoceano. Il sito è stato quindi tradotto in più lingue aumentando notevolmente il numero di utenti registrati, e quindi il numero di copie publicate. La diffusione delle tecnologie di stampa digitale e di pubblicazione su richiesta è ormai un dato acquisito nell'editoria mondiale ed anche molti grandi editori tradizionali adottano sistemi di gestione delle tirature secondo il criterio del "just in time". L'innovazione di Lulu consiste sostanzialmente nel dare dignità al sistema delle autopubblicazioni da parte degli autori a proprie spese, in precedenza appannaggio degli editori a pagamento.



IL CASO JOHN LOCKE
Un milione di copie vendute, on line e senza editore
Saving Rachel

Caso emblematico di come il digitale può cambiare il mercato editoriale è l'avventura di John Locke, un sessantenne americano che ha fatto tutto da solo, saltando l'editore e sfruttando il Kindle Direct Publishing per mettere direttamente in vendita i suoi testi su Amazon, sotto forma di e-book all'irrisoria cifra di 99 cent l'uno. Grazie al passaparola e alle recensioni on-line è riuscito a vendere oltre un milione e diecimila copie per un guadagno di circa 350.000 dollari.

For more information: Il caso John Locke

Fonti: http://en.wikipedia.org/wiki/Self-publishing
http://www.wikihow.com/Self-Publish-a-Book
http://www.pianetaebook.com/2011/06/come-diventare-ricchi-col-self-publishing-il-caso-john-locke-8565


SCRIBD.COM [Riccardo Pietra]

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Scribd.com è un sito che offre agli utenti un servizio di condivisione online dei propri documenti, gli autori possono caricare documenti di diversi formati, incorporandoli in una pagina web, usando il formato iPaper.

iPaper è un formato per documenti, pensato per essere utilizzato sul web, che permette appounto agli utenti di incorporare più documenti, anche di diversi formati, su una unica pagina web. iPaper, essendo realizzato con Adobe Flash, è visibile su diversi sistemi operativi (Mac OS X, Linux, Window) senza bisogno di conversioni; è sufficiente che Adobe Flash sia installato perchè un qualunque sistema operativo possa leggere il formato iPaper. Tutti i più comuni formati (Word, Power Point, PDF, Open Office, PostScript ) possono essere formattati in iPaper.

Scribd.com ospita i documenti iPaper caricati dagli utenti, che possono scegliere se renderli visibili a tutta la comunità del sito, o se mantenerli privati. È possibile inoltre incorporare il visualizzatore di documenti iPaper all'interno di qualsiasi sito web o blog, rendendo semplice incorporare documenti iPaper nel proprio sito conservando il loro layout di stampa senza preoccuparsi del formato del file. Per poter funzionare con il formato iPaper, Scribd richiede che i cookie Flash siano abilitati, che è un'impostazione di default in Flash. Se i requisiti riguardo a Flash non sono soddisfatti, non vi è alcun messaggio. L'area del display rimane semplicemente bianca.

Scribd.com è stato fondato nel 2006, da Trip Adler, Tikhon Bernstam e Jared Friedman. Nel Febbraio del 2010 viene presentata la prima applicazione Scribd per e-readers e smartphones. Sempre nel 2010, Scribd lancia un nuovo servizio, chiamato "Readcast", che permette una condivisione automatica di documenti su Facebook e Twitter.

Scribd.com conta, oggi circa 50 milioni di utenti, e ospita più di 10 milioni di documenti. I documenti ospitati su Scribd sono stati caricati su altri siti o blog più di 10 milioni di volte, e 1,8 milioni di ricerche sono condotte all'incirca ogni giorno sul Scribd.com.

BusinessWeek nomina Scribd.com uno dei “World’s Most Intriguing Startups”, nel settembre 2009. Nel dicembre dello stesso anno, Forbes nomina Scribd fra i suoi "10 Hot Startups". AncheFast Company riconosce il valore di Scribd.com e nel febbraio 2010 lo nomina come “One of its Top 10 Most Innovative Media Companies”. Nel maggio 2010, Scribd è riconosciuto come uno dei "2010 Hottest San Francisco Companies" da Lead411. Il 1° settembre 2010, il World Economic Forum candida la Scribd come "Technology Pioneer for 2011", dopo il World Economic Forum Technology Pioneer Award, il Time nomina Scribd uno dei “10 Start-Ups that Will Change Your Life”.

Scribd è stato spesso accusato di violare le leggi sui copyright. Vari autori si sono lamentati della questione pubblicamennte e attraverso i loro legali hanno intrapreso azion ilegali. Dalla sua nascita Scribd ha già ricevuto 25 notifiche per aver infranto la legge americana sui copyright DMCA. Il sito è stato al centro anche di altri problemi e polemiche; nel marzo 2009, le passwords di diversi clienti Comcast, sono state caricate su Scribd. Nel luglio 2010 GigaOM denunciava che il copione del film "The Social Network" fosse caricato sul Scribd.com

ISSUU [Riccardo Pietra]

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Issuu offre agli utenti un servizio di visualizzazione del materiale digitale, caricato sul sito. Esempi di materiale che possiamo trovare su Issuu sono portfolio, libri, magazine, gornali o altri print media. Alcuni documenti ospitati sul sito sono visualizzabili sonlamente online, altri sono scaricabili, a seconda di come scelto dall'autore. 

La società Isuu, nasce nel 2006 e dal dicembre 2007 il servizio è effettivamente disponibile sul web. Nel dicembre 2008, viene lanciato Smart Look, che permette agli amministratori di siti esterni di convertire i documenti ospitati sul proprio sito nel formato digitale di Issuu, così i lettori non devono scaricare i documenti per leggerli, ma possono vederli attraverso il web broswer, come su Issuu.

Issuu è stato eletto uno dei TIME's 50 Best Websites 2009, un 2009 Webby Awards Honoree e un finalista di South By Southwest 2008.

Fra gli utenti famosi di Issuu, troviamo Routledge, The  Wolrd Bank e la Cambridge University Press.


Il fenomeno del self-publishing nel mondo musicale [Melania Mauri]

Il self-publishing non riguarda esclusivamente i così detti "print media", negli ultimi anni questo fenomeno ha interessato anche le produzioni musicali, prendendo il nome di self-release . Il self release consiste nel pubblicare la propria musica senza il supporto di un'etichetta ed è un fenomeno che può esser declinato in molti modi: consentire il download della propria musica dal proprio web site è self release, pubblicare la propria musica su Digital Download Stores come Itunes e Amazon MP3 è self release, permettere il download di alcune traccie da Subscription Download Services come E.Music è self realease. Il self release non è un fenomeno che interessa solo musicisti semi-sconosciuti in cerca di fama, negli ultimi anni molti artisti famosi hanno scelto di pubblicare i propri lavori senza l'appoggio di una casa discografica. Uno dei self released album più famoso è senza dubbio "In rainbows", pubblicato dalla band inglese dei Radiohead nel 2007, dopo la rottura con la casa discografica EMI; il disco, prima di venire distribuito come cd nei negozi, è stato disponibile per il download ad un prezzo deciso dall'utente interessato (secondo le statistiche, circa un terzo delle persone delle persone che hanno scaricato l'album hanno scelto di non pagare nulla; i Radiohead avrebbero guadagnato circa 8 sterline da ogni cd scaricato). La tattica si è dimostrata vincente, In Rainbows ha infatti venduto circa 3 milioni di copie, di cui 1,75 milioni fisiche, superando quindi il numero delle copie scaricate dal sito della band. Poter scaricare l’album in anticipo e a un prezzo limitatissimo (addirittura gratis, volendo) non ha quindi provocato il temuto drastico crollo delle vendite del compact disc, semmai il contrario, grazie alla popolarità mediatica raggiunta.

Link self- release

Link interessanti [Melania Mauri]


Il successo del self-publishing [Sarah Cillo]

Secondo un articolo del Corriere della Sera del 2 Febbraio 2012:

"Che il self publishing sia la prossima sfida che dovrà affrontare l’editoria, è ormai chiaro. A confermarlo, oltre a un pattuglia di illustri sconosciuti diventati milionari in Rete, capitanati da Amanda Hocking, la ventisettenne del Minnesota che in un anno ha venduto con Switched oltre due milioni copie (adesso il romanzo è uscito da Fazi, mentre in America l’autrice ha firmato un contratto con la St. Martin Press per una trilogia), arriva una ricerca che viene presentata oggi a Milano, al convegno internazionale «If book then». Realizzata da A. T. Kearny e Bookrepublic, la ricerca, presentata lo scorso anno alla prima edizione dell’iniziativa, illustra l’evoluzione del mercato globale del libro elettronico. In generale emerge una doppia velocità. «È un mercato mondiale da due miliardi e mezzo di dollari, l’80 per cento del quale negli Stati Uniti - spiega Marco Ferrario, cofondatore con Marco Ghezzi di Bookrepublic -. Nel periodo natalizio negli Stati Uniti sono stati venduti 40 milioni di device. Un terzo degli americani possiede già un lettore digitale. In Gran Bretagna, il Paese europeo più avanzato, il mercato dell’ebook occupa il 10% del mercato del libro. Nell’Europa continentale la crescita invece è molto lenta. Siamo in un contesto molto frammentato, con differenze di Iva da Paese a Paese, di diffusione disuguale della banda larga, dove Amazon è arrivato dopo. Insomma, facendo una proiezione sull’Europa continentale, abbiamo stimato che si possa arrivare intorno al 6%, 7% alla fine del 2014, forse addirittura al 10%, considerato che la ricerca si basa in parte sulle dichiarazioni di 40 operatori dell’editoria che sono piuttosto conservativi». Quello che è emerso in modo prepotente nel 2011 è stato il self publishing. «La ragione principale - spiega ancora Ferrario - è che Amazon ha spinto molto su questo progetto. Nel 2010 non c’era nessun titolo autopubblicato nella top 100 della libreria online, mentre dall’aprile 2011 al gennaio 2012 dei cento libri più acquistati su Amazon in media circa 20 sono di self publishing. Anche su Kobo, il lettore digitale di Barnes & Noble, il 7% degli ebook venduti viene dal self publishing». Questi sono numeri che riguardano le copie vendute, a cui corrisponde un incremento a valore molto più modesto. «Certo - continua Ferrario - perché i libri fai da te costano meno. Se il prezzo medio dell’ebook di un editore è di 8,5 dollari, un libro autoprodotto costa mediamente tra l’1,5 e i 2 dollari». Nel 2011 in termini di volume il mercato del self publishing, secondo la ricerca, costituisce tra il 3 e il 5% del mercato dell’ebook, con circa 15 milioni di download. Se il valore del mercato complessivo dell’ebook è di 2 miliardi di dollari, 20-30 milioni derivano dal self publishing. La ricerca fa anche un ulteriore passo, stimando una perdita di fatturato per gli editori, causa self publishing, compresa tra i 70 e i 120 milioni di dollari. «La stima si basa su due considerazioni. La prima è che Amazon ha spinto molto perché i contenuti autopubblicati attraverso la sua piattaforma fossero esclusivi, quindi che non ci fossero margini per altri soggetti - dice Ferrario -. Un’altra è che coloro che comprano ebook sono lettori forti che probabilmente si buttano sul self publishing a scapito di altri libri». Insomma, il self publishing è il vero tema su cui gli addetti ai lavori, anche italiani, dovranno riflettere e infatti anche da noi tutti i grandi si stanno muovendo. Oggi a «If book then» ne parlano alcuni rappresentanti dell’editoria americana, come Molly Barton, a capo del comparto digitale di Penguin che un anno fa ha lanciato la piattaforma Book Country, una comunità di scrittori online che da dicembre ha aperto all’autopubblicazione. Anche Harper Collins ha un sito analogo, Authonomy, così come il colosso del rosa Harlequin. Che poi tra i libri fai da te, oltre a qualche bestseller, possa anche esserci un capolavoro è ancora da dimostrare. «Quello che è chiaro - conclude Ferrario - è che è cambiata la catena del valore. Si è passati da una orizzontale dove c’era un autore, un editore, un distributore, un libraio a una circolare con grandi spazi di sovrapposizione tra le varie attività, con un forte coinvolgimento dell’autore e del lettore, che è una fonte di informazioni preziose. Insomma è il modello Amazon, non sarà originalissimo ma si è imposto». ] Che il self publishing sia la prossima sfida che dovrà affrontare l'editoria, è ormai chiaro. A confermarlo, oltre a un pattuglia di illustri sconosciuti diventati milionari in Rete, capitanati da Amanda Hocking, la ventisettenne del Minnesota che in un anno ha venduto con Switched oltre due milioni copie (adesso il romanzo è uscito da Fazi, mentre in America l'autrice ha firmato un contratto con la St. Martin Press per una trilogia), arriva una ricerca che viene presentata oggi a Milano, al convegno internazionale «If book then». Realizzata da A. T. Kearny e Bookrepublic, la ricerca, presentata lo scorso anno alla prima edizione dell'iniziativa, illustra l'evoluzione del mercato globale del libro elettronico. In generale emerge una doppia velocità. «È un mercato mondiale da due miliardi e mezzo di dollari, l'80 per cento del quale negli Stati Uniti - spiega Marco Ferrario, cofondatore con Marco Ghezzi di Bookrepublic -. Nel periodo natalizio negli Stati Uniti sono stati venduti 40 milioni di device. Un terzo degli americani possiede già un lettore digitale. In Gran Bretagna, il Paese europeo più avanzato, il mercato dell'ebook occupa il 10% del mercato del libro. Nell'Europa continentale la crescita invece è molto lenta. Siamo in un contesto molto frammentato, con differenze di Iva da Paese a Paese, di diffusione disuguale della banda larga, dove Amazon è arrivato dopo. Insomma, facendo una proiezione sull'Europa continentale, abbiamo stimato che si possa arrivare intorno al 6%, 7% alla fine del 2014, forse addirittura al 10%, considerato che la ricerca si basa in parte sulle dichiarazioni di 40 operatori dell'editoria che sono piuttosto conservativi».

Quello che è emerso in modo prepotente nel 2011 è stato il self publishing. «La ragione principale - spiega ancora Ferrario - è che Amazon ha spinto molto su questo progetto. Nel 2010 non c'era nessun titolo autopubblicato nella top 100 della libreria online, mentre dall'aprile 2011 al gennaio 2012 dei cento libri più acquistati su Amazon in media circa 20 sono di self publishing. Anche su Kobo, il lettore digitale di Barnes & Noble, il 7% degli ebook venduti viene dal self publishing». Questi sono numeri che riguardano le copie vendute, a cui corrisponde un incremento a valore molto più modesto. «Certo - continua Ferrario - perché i libri fai da te costano meno. Se il prezzo medio dell'ebook di un editore è di 8,5 dollari, un libro autoprodotto costa mediamente tra l'1,5 e i 2 dollari». Nel 2011 in termini di volume il mercato del self publishing, secondo la ricerca, costituisce tra il 3 e il 5% del mercato dell'ebook, con circa 15 milioni di download. Se il valore del mercato complessivo dell'ebook è di 2 miliardi di dollari, 20-30 milioni derivano dal self publishing.

La ricerca fa anche un ulteriore passo, stimando una perdita di fatturato per gli editori, causa self publishing, compresa tra i 70 e i 120 milioni di dollari. «La stima si basa su due considerazioni. La prima è che Amazon ha spinto molto perché i contenuti autopubblicati attraverso la sua piattaforma fossero esclusivi, quindi che non ci fossero margini per altri soggetti - dice Ferrario -. Un'altra è che coloro che comprano ebook sono lettori forti che probabilmente si buttano sul self publishing a scapito di altri libri».

Insomma, il self publishing è il vero tema su cui gli addetti ai lavori, anche italiani, dovranno riflettere e infatti anche da noi tutti i grandi si stanno muovendo. Oggi a «If book then» ne parlano alcuni rappresentanti dell'editoria americana, come Molly Barton, a capo del comparto digitale di Penguin che un anno fa ha lanciato la piattaforma Book Country, una comunità di scrittori online che da dicembre ha aperto all'autopubblicazione. Anche Harper Collins ha un sito analogo, Authonomy, così come il colosso del rosa Harlequin. Che poi tra i libri fai da te, oltre a qualche bestseller, possa anche esserci un capolavoro è ancora da dimostrare.

«Quello che è chiaro - conclude Ferrario - è che è cambiata la catena del valore. Si è passati da una orizzontale dove c'era un autore, un editore, un distributore, un libraio a una circolare con grandi spazi di sovrapposizione tra le varie attività, con un forte coinvolgimento dell'autore e del lettore, che è una fonte di informazioni preziose. Insomma è il modello Amazon, non sarà originalissimo ma si è imposto».


Bye bye Book? – Il primo evento italiano sul self-publishing [Mariana Conte]

Blog ed evento sul self-publishing

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Il self-publishing e l'editoria tradizionale [Oscar Bertone Giordano]

Nell'editoria libraria il self-publishing è "il tema" dell'anno. Il fenomeno avanza e fa perdere fatturato agli editori tradizionali (già in difficoltà, con un mercato che rallenta) che, dagli Usa (vedi Penguin) all'Italia (Mondadori, a quanto risulta ad Affaritaliani.it avrebbe affidato a Edoardo Brugnatelli il progetto già annunciato dal dg Cavallero) si adeguano e studiano progetti legati all'auto-pubblicazione.

E mentre da noi hanno successo Ilmiolibro.it e Lulu.com, con Amazon che cavalca l'auto-pubblicazione e "detta le regole", due scrittori italiani (entrambi anche editor e membri di Generazione TQ) come Nicola Lagioia e Giorgio Vasta criticano duramente questa tendenza. Sì perché in futuro basterà pagare per pubblicare con un "marchio parallelo" legato a un prestigioso editore tradizionale (vedi Penguin).

Lagioia ad Affaritaliani.it: "Fare business in questo modo è avvilente e alla lunga anche un po' autodistruttivo. Ma perché allora lavorare in una casa editrice e non vendere saponi? Una casa editrice per la quale il self-publishing significhi eliminazione del filtro editoriale si candida al suicidio". E ancora: "Ci sono addirittura delle scuole di scrittura che appoggiano le pubblicazioni a pagamento...". Vasta: "Il self-publishing solleva tutti – editori e lettori – da un comportamento, quello che si concretizza nella scelta (un comportamento che ha una sua raffinatezza interna, una sua complessità, e che ha un valore strettamente politico).

L’attuale articolazione del self-publishing sta determinando una percezione dei 'no' come guasto inammissibile, come torto inaccettabile. Il self-publishing sostituisce tout court il criterio del filtro (opinabile, ma necessario) con una pura e semplice transazione economica".


Non ci si riconosce più tra simili. L'individuo prende il sopravvento, quindi si sottrae al giudizio di un sistema comune, alla giustizia. Questo sarebbe il self-publishing, almeno in Italia. Premesso che parliamo di un fenomeno di là da venire, c'è da dire che se gli editori tradizionali lo avallassero, altro non farebbero che rendere normativo, autorevole, il comportamento di quell'individuo "alterato" che in vero aspira al contrario del senso stesso della pubblicazione. Il ruolo dell'editore si ridurrebbe a quello di tipografo, e a quel punto il suo catalogo somiglierebbe alla brochure di un negozio di sanitari.

Mi pare che oggi la superbia di chi scrive - sacrosanta, se ci si vuole misurare con gli autori del passato - quindi di chi aspira a diventare scrittore, esca dalla profondità delle opere che non ha ancora scritto e diventi comportamento dell'autore come uomo, che a quel punto non gioca più secondo regole comuni ma creandone di sue. Una forma di autismo che non si potrà nemmeno definire "culturale", perché là dove venisse eletta a sistema non ci sarebbe più nessuna comunità di riferimento, nessuna civiltà.

In ultimo dobbiamo notare che quel sistema di giudizio che è l'editoria per come l'abbiamo pensata fino a oggi, è il solo "tribunale privato" in grado di funzionare in quanto tale, perché giudica ed è giudicato solo da chi decide di parteciparvi spontaneamente. Chi vuole essere scrittore non può considerare il mondo dei libri (nel quale deve essersi formato) un processo sommario nei suoi confronti. Persino un processo di quel tipo, direbbe Kafka, deve essere meritato.

Per tagliare la testa al mostro, in ogni caso, si può concludere che anche là dove il self-publishing avesse senso, questo certamente dovrebbe configurarsi quale alternativa reale all'editoria; dovrebbe essere il risultato di una scelta chiara da parte di uno scrittore: o si decide di pubblicare in modo tradizionale, felici di passare per quel giudizio, oppure se ne prendono le distanze radicalmente, abbandonando la speranza di avere un marchio in copertina.


Fonti [Oscar Bertone Giordano]

affaritaliani, Paolo Sortino
affaritaliani, Antonio Prudenzano





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